• E’ IN LIBRERIA IL LIBRO SCRITTO…..

    Posted on Novembre 2, 2011 by in progetti, Senza categoria, viaggi

    Stenio Solinas ripercorre due secoli dopo i viaggi nel Mediterraneo del suo (antimoderno) maestro

    articolo pubblicato sul ” Il Giornale ” in data 03 ottobre 2011

    Questo nuovo libro di Stenio Solinas ( da Parigi a Gerusalemme. Sulle tracce di Chateubriand, Valecchi, pagg.163, euro 15,50 ) offre a ogni pagina qualche momento intenso di piacere intelletuale. E’ un libro arioso,marino, che sa di vento e di vele. E’ il documento di una passione, è una confessione, è un ritratto letterario, è un discorso sul passato e sul presente, è un racconto di viaggio. Ed è la manifestazione sintomatica di quella < sindrome mimetica> senza la quale nessuno può scrivere un libro così. Solinas racconta che compì 18 anni lo stesso giorno in cui trovò dal libraio Tombolini a Roma una copia di un libro di  Chateubriand, intinèraire de Paris à Jèrusalem.

    E quel libro e quell’ autore gli confermarono che esiste uno spirito, un genio della giovinezza che nessuna ricorrenza anagrafica può cancellare. Cominciò a specchiarsi nel visconte bretone che fu insieme uomo di mare, scrittore, viaggiatore, ministro, ambasciatore. E oggi paga il suo debito di ammirazione e di identificazione con queste pagine. Nella prima parte, il libro è un bellissimo saggio sulla figura di Chateubriand dal punto di vista non di un critico letterario, con tutte le sue distanze e astuzie, ma di un scrittore che descrive uno scrittore attualizzandolo e calandosi appassionatamente in lui. E nella seconda parte racconta un itinerario per mare che segue le orme di quello compiuto dall’autore di < memorie d’oltretomba> due secoli fa. Chateubriand, l’aristocratico che era sfuggito alla rivoluzione e al terrore viaggiando in Inghilterra e in America, tornato in patria e deluso da Napoleone, parte ora per l’oriente. Va per raccogliere materiali per il romanzo storico ed epico che sarà < I martiri>, ma intanto dai suoi appunti esce un’opera che rinnova il genere stesso del libro di viaggio. Era stato un genere sottomesso alla scoperta scientifica e geografica per tutto il settecento, ora invece comincia a raccontare sensazioni, emozioni, e quando esplora, esplora innanzi tutto l’ego dello scrittore. Solinas, sia pure con aristocratica discrezione, si racconta nel corso di tutto il libro. Si proclama antimoderno come Chateubriand, e sa che ciò vuol dire anteporre l’etica e l’estetica alla politica, amare vitalità e non aver paura della disperazione, non desiderare comandare e non accettare di essere comandato ( anche il conte Alfieri, che oggi purtroppo nessuno legge più, sentiva così ). Sa cosa vuol dire stare dalla parte degli sconfitti, il massimo della nobiltà dello spirito. Il viaggio di Solinas avviene per mare, su uno sloop di 13 metri a un albero, con uno skipper di nome Gianpa, un tipo heminqwayano, dalle molteplici vite. Va da Trieste alle isole Joniche  e poi attraverso l’istmo di Corinto ad Atene, alle Cicladi e a Smirne, con l’approdo finale a Istanbul. La descrizione del viaggio è affascinante, niente lungaggini, nessun eccesso di dottrina, tutto viene fuori da dettagli, annotazioni di vita, riflessioni improvvise. Se per i profani Chateubriand è il nome di una bistecca, Solinas non si tira indietro e offre indicazioni sul burro per condirla, sulla tecnica del taglio, sul posto migliore al mondo in cui mangiarla ( per inciso la Coffee Room del Travellers Club, a Londra ) Una verità profonda è che l’ouzo non ha senso berlo lontano dalla Grecia. E una gioia per tutti noi che abbiamo avuto problemi ad adattarci alla società di massa è la risposta alla ragazza che da un motoscafo chiede una coca cola: ” Ma per chi ci ha preso ? “. Il tono cambia nelle pagine dedicate a Gerusalemme. Chateubriand volle essere Cavaliere del Santo Sepolcro. Solinas parla del Muro, dei campi profughi, della condizione dei palestinesi, con ammirevole equilibrio. Arriva al Mar morto, e beve un sorso di quell’acqua nerastra perchè l’aveva bevuta Chateubriand. La sua sindrome mimetica è scoperta, vitale. Non ha l’immaginazione cattolica del suo modello , ma ne ama sino alla fine il gusto della sfida e dell’ignoto.

    Giuseppe Conte

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