• ANCORARE

    Posted on Maggio 9, 2012 by in tecnica

     

    PARTE UNO:

    Molto tempo che non scrivo di tecnica e voglio ricominciare con l’ancoraggio. Diciamo pure con tranquillità che non è una operazione semplice e più è grande la barca e più complicato diventa. Le variabili che si trovano in gioco sono molte e noi dovremmo calcolare tutte per effettuare un buon ancoraggio.

    Intanto specifichiamo cos’è un ancoraggio. L’ancoraggio è l’operazione di dare FONDO all’ancora, cioè di vincolare una imbarcazione al fondo marino (o lacustre), rendendone sicura lo stazionamento nonostante il vento, le correnti ed lo stato del mare. Salpare l’ancora è l’espressione che descrive l’operazione di SPEDARE l’ancora dal fondo e riportarla a bordo.

    L’ancoraggio può essere:

    alla ruota: cioè con una sola ancora. Questo tipo di ancoraggio richiede molto spazio in quanto l’imbarcazione non resterà ferma ma girerà secondo la spinta della marea o del vento in uno spazio circolare che viene chiamato campo di giro.

    afforcati: cioè con due ancore separate che formano tra loro un angolo di circa 45°, e con calumi di uguale lunghezza. Si ha una maggior tenuta e si riduce il campo di giro. Si ricorda che la barca si disporrà sempre con la prua alla corrente, al vento o al mare.

    con ancore appennellate: cioè con due ancore poste in sequenza sulla stessa catena. Si ha una buona tenuta ma il campo di giro rimane circolare.

    Bene, ma come si fa: diciamo che didatticamente si comincia con una perlustrazione della baia ed individuazione del posto dove verrà dato fondo all’ancora, da questo dipenderà molto della nostra tranquillità di restare alla fonda, qui dobbiamo calcolare il calumo ( ovvero la quantità di catena da dare fondo ) in base alla profondità del fondo marino e dell’eventuale giro di ruota che la barca compie in modo di non andare a finire con la poppa verso eventuali scogli o altre barche. Una volta individuato il posto dobbiamo dare fondo all’ancora e alla sua catena in misura di 3/5 volte la profondità del fondo marino ( calumo ). Esempio: l’ecoscandaglio mi segnala una profondità di 5 metri devo avere un calumo di 3/5 volte la profondità ,ovvero 3×5 metri = 15 metri di calumo. Quindi noi dobbiamo calcolare per il giro di ruota che farà la barca una lunghezza che sarà la somma del calumo e della lunghezza della barca; esempio: calumo 15 metri + 10 metri lunghezza barca = totale giro 25 metri più o meno. Ci portiamo con la prua al vento e fermeremo la barca sul punto che avevamo individuato per dare fondo all’àncora, solo quando si è fermi si può far calare l’àncora meglio ancora se la barca sta già andando in retromarcia ( attenzione mantenere la prua al vento ). La retromarcia ci serve per distendere la catena bene sul fondo marino e fare in modo che la trazione dell’àncora per causa del peso della catena avvenga in modo orizzontale rispetto al fondo. Una volta steso più o meno una lunghezza 2/3 volte il fondo facciamo fare TESTA ( cioè presa all’àncora sul fondo ) dando comando di non FILARE ( gettare altra catena ) all’ ANCORISTA ( uomo addetto all’àncora ) e continuando a fare retromarcia piano, se l’àncora a fatto testa la barca non dovrebbe indietreggiare ma anzi in virtù dell’evoluzione dell’elica si dovrebbe leggermente spostare o a sx o a dx. A questo punto se l’àncora a fatto testa e la barca non si muove diamo ancoro calumo fino a raggiungere un quinto della profondità ( mio consiglio è di lavorare sempre su un calumo di 5 volte la profondità, solo in assenza di vento e con un ormeggio temporaneo possiamo concederci il calumo di tre volte la profondità ).

    Questa è l’operazione e fino qui è semplice, ma io vorrei illustrare alcune problematiche e come risolverle, intanto mi limiterò a parlare in questo articolo del solo ancoraggio alla ruota, rimandando a prossimi articoli l’ancoraggio ad ancore appenellate o afforcate o meglio ancora dell’ancoraggio di poppa ( e si! si può anche ancorare di poppa ).

    Prima ancora di parlare dell’operazione di ancoraggio, parliamo di àncore. Per la mia esperienza, in barca ci sono sempre àncore sotto dimensionate per il peso della barca e con catene anche loro sotto dimensionate, e da questo dipende molto il successo o l’insuccesso dell’àncoraggio. Accertatevi di avere una buona àncora e un ottima catena e non solo, anche di un ottima àncora di speranza ( riserva ) meglio se diversa da quella principale.

    Tutta l’operazione sopra desritta avviene in maniera tranquilla e normale con assenza o poco vento, ma quando c’è vento tutta la manovra dovrà essere eseguita molto bene e velocemente in modo da impedire alla prua della barca di traversarsi al vento con il conseguente trascinamento dell’àncora ancora prima che abbia fatto testa. Come fare per ovviare a questo? Basta calare la catena e l’àncora senza l’ausilio del argano elettrico ma farla cadere liberando la frizione che ne frena la caduta sul argano, in questo modo l’ancora arriverà velocemente sul fondo marino e riuscirete a non far traversare la prua. Di questa operazione il responsabile è l’àncorista, che deve saper valutare la discesa dell’àncora e comunicare con il proprio timoniere tutto quello che avviene.

    Accertatevi che l’àncora abbia fatto testa bene tenedola in tensione dando progressivamente giri motore mentre gli fate fare testa in modo che affondi bene nel terreno.

    Sulla sabbia non ci sono problemi, ma su fondo algoso l’àncora deve scendere velocemente e sfondare lo strato erboso altrimenti non farà mai teste e voi vi trascinerete, devastando il fondo di posidonie.

    Su fondi rocciosi non àncorate, ma se dovete è d’obbligo la grippia e il grippiale.

    Se la manovra non riesci, non vergonatevi e rifatela tante volte fino a che non si è riusciti nello scopo, anche agli altri non vengono gli àncoraggi.

    continua…………………………………..

     

You must be logged in to post a comment.